BRUNICO E IL MUSEO MESSNER

Arroccato su una collina, il possente castello medievale di Brunico, dal 3 luglio scorso, è sede del Messner Mountain Museum Ripa, il quinto museo ideato da Reinhold Messner, in cui si fondono passato e presente di questa vivace località della val Pusteria.

È il museo del popolo della montagna. Lo si intuisce dal nome: Ripa, dove “Ri” in lingua tibetana, sta per montagna e “pa” per uomo. Messner ha scelto la cittadina della val Pusteria, perché è un luogo ricco di storia, il cui passato è scritto nelle antiche mura e i possenti torrioni.

 

È questa la particolarità di Brunico, una città di frontiera, tra il mondo tedesco e quello italiano e tra un passato glorioso e un presente vivace, con tante attività culturali e iniziative che, come le architetture regalano una suggestiva atmosfera alpina.

Per il castello, completamente restaurato, ha inizio un nuovo capitolo della sua lunga storia. Quella che ebbe inizio nel 1215, quando Bruno von Kirchberg, il Principe-Vescovo di Bressanone, lo fece costruire per presidiare i suoi possedimenti in val Pusteria. Brunico deve il nome proprio al vescovo che l’ha fondata, raffigurato in un affresco all’interno di una delle quattro porte che si aprono nella cinta muraria: la Unterrainer. Proprio attraverso questa porta, si arriva al MMM Ripa, (acronimo di Messner Mountain Museum) dopo una rilassante passeggiata nella bellissima via Centrale (Stadtgasse), cuore del centro storico, dove si fondono elementi barocchi e tardo medievali. Vi si affacciano antiche residenze borghesi come casa Kirchberger, appartenuta ad un birraio, la sede del tribunale del 1546 o, al civico 29, la casa dove Michael Pacher, pittore e scultore, tra i maggiori esponenti del gotico tedesco, trasferì la propria bottega nel 1467.

È una strada vivacissima, con le case dai bei frontoni merlati, le inferriate elaborate, gli erker, le tradizionali sporgenze finestrate, le pasticcerie, le enoteche, i bar caratteristici e gli eleganti negozi.

Annunciano il castello, che domina Brunico dalla collina. Appare all’improvviso, in tutta la sua imponenza, con la torre quadrangolare che sembra voler toccare il cielo.

Offre un panorama è mozzafiato. Da un lato, la valle Aurina e le Alpi della Zillertal ammantate di neve, dall’atro Plan de Corones, il paradiso degli sciatori.

IN ESPOSIZIONE VENTI POPOLI DI CINQUE CONTINENTI

Attraverso un ponte levatoio, si supera quello che un tempo era un fossato, poi interrato, e si accede al primo cortile interno, che introduce al mondo di Reinhold Messner, il grande alpinista che ha vissuto le vicende della montagna in tutti i continenti, dedicando ad essa e ai suoi popoli, gran parte della sua vita.

Partendo da quella che lui considera la “sua casa”, l’Alto Adige, al quale ha dedicato un piccolo spazio con gli oggetti del mondo contadino, affronta un viaggio nell’universo dei nomadi delle montagne. Il nomadismo infatti, è pratica altamente diffusa in Medio Oriente, Mongolia e Tibet.

I sotterranei, dove inizia il percorso di visita, offrono un’ampia panoramica sul misterioso mondo degli abitanti delle terre alte dell’Africa e dell’Oceania: i Damara, del massiccio montuoso del Brandberg in Namibia, i Masai dell’Africa orientale, i Dani della Nuova Guinea, i Tuareg delle montagne dell’Air.

Al primo piano, si scopre la cultura dei popoli caucasici, di quelli alpini come i Waser, degli Alti Tatra e dei monti Ropodi. Tanti i popoli raccontati, dagli Indios delle Ande, agli Sherpa, ai Tibetani. Dalle ricostruzioni e i reperti esposti, si intuisce la grande abilità e l’intelligenza nel costruire, utilizzando elementi semplici, quali la pietra e il legno.

Il secondo piano del maniero, spalanca una finestra sulle religioni delle zone montuose: il cristianesimo, nelle stanze che furono del vescovo, poi l’islam, l’induismo e il lamaismo. I cinque piani della torre del castello invece, sono dedicati al turismo delle regioni montuose.

 

Dal bellissimo cortile interno, decorato con gli stemmi vescovili, si accede alle sale per le proiezioni, agli spazi per le mostre temporanee e al bistrot.

In tutto il museo, si avverte la ricchezza della cultura dei venti popoli considerati e al tempo stesso la loro semplicità.

Dopo un viaggio emozionante alla scoperta di luoghi e culture tanto lontane e diverse dalla nostra, si scende di nuovo a Brunico, questa volta attraverso il vicolo Rain, che conduce alla porta delle Orsoline, da cui passavano le merci e dove c’era la dogana.

Qui ci si rilassa in uno dei tanti locali che animano la via Centrale, o quelli di via Regan, l’altra vivacissima strada cittadina. Cerca gli hotel Brunico, per un viaggio tra tradizione e storia, in questa splendida città della val Pusteria.

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