Domus Foris Flubeum ritorna alla luce all’Istituto Cavalcanti di Napoli

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Mercoledì mattina 16 gennaio nell’Aula Magna dell’Istituto Professionale CAVALCANTI per i Servizi Enogastronomici e dell’Ospitalità Alberghiera, in via Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio sarà presentato il progetto virtuoso “Domus Foris Flubeum”, il cui titolo richiama l’antica denominazione usata per indicare il vasto territorio vesuviano ad est del fiume Sebeto.

Il progetto, partito nel 2004, era stato finanziato dall’allora Provincia di Napoli e oggi è condiviso dalla Città Metropolitana e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il comune di Napoli con lo scopo di dare una opportuna collocazione ai ritrovamenti archeologici nel territorio in cui furono rinvenuti.

Come spazio idoneo ad ospitare la piccola raccolta fu subito individuato l’Istituto Cavalcanti, vicino al luogo del rinvenimento, all’interno del quale erano già state collocate copie dell’Ercole Farnese e di altre sculture antiche, realizzate in gesso dall’Accademia di Belle Arti, a testimonianza del rilievo che la scuola intende dare alla cultura classica ed all’importante patrimonio archeologico del territorio.

Oltre ai dirigenti scolastici saranno presenti il Sindaco della Città Metropolitana, Luigi De Magistris, l’assessore alla Cultura, Nino Daniele e il Soprintendente ABAP del Comune di Napoli, arch. Luciano Garella.

L’Istituto Cavalcanti diventa museo ed espone i ritrovamenti dell’Alveo Volla

 Nel 1978, in occasione della realizzazione di un collettore fognario dell’Alveo Volla, furono rinvenute antiche strutture murarie lungo il tracciato dell’attuale viale Due Giugno, per la copertura di quella che con il tempo era diventata una fogna a cielo aperto, in prossimità dell’area che sarebbe stata in seguito occupata dagli edifici scolastici dell’IPSEOA Cavalcanti e del Liceo Don Milani.

L’indagine archeologica permise di identificare muri di tufo nero nocerino risalenti al II-I sec. a.C. ed altri più recenti in opus reticulatum del I sec. d.C. pertinenti ad una villa rustica, di cui non si conosce la reale estensione in quanto parzialmente sottoposta all’area dove oggi sorge il Liceo Don Milani.

Fango e cenere dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., contribuirono a far dimenticare il luogo. Solo in seguito furono rinvenute ceramiche di uso comune, balsamari, lucerne, attrezzi agricoli in ferro, nonché affreschi di IV stile pompeiano.

A seguito di una forte alluvione nel corso dei lavori, pare che parte dei reperti siano andati perduti; i rimanenti furono invece trasportati nei depositi della Soprintendenza presso gli scavi di Ercolano.

Il progetto “Domus Foris Flubeum”, antica denominazione per indicare il vasto territorio vesuviano ad est del fiume Sebeto, finanziato dall’allora Provincia di Napoli e condiviso dalla Soprintendenza archeologica, ha preso il via nel 2004 con lo scopo di dare una opportuna collocazione ai ritrovamenti dell’Alveo Volla, riportandoli nel territorio in cui furono rinvenuti.

Scritto da Harry di Prisco

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