Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli: uno scrigno di tesori su via Toledo

L’antico Palazzo Zevallos Stigliano, già sede della Banca Commerciale Italiana, custodisce le collezioni napoletane delle Gallerie d’Italia, il polo museale di Intesa Sanpaolo. Tra le monumentali sale ce n’è una dedicata all’ultima opera dipinta da Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio.

Palazzo Zevallos Stigliano Napoli: opere dal ‘600 all’800 nelle sale dell’ex banca

Una delle opere più belle e famose custodite nelle sue sale è il Martirio di Sant’Orsola, l’ultima tela dipinta da Caravaggio poco prima di morire.

L’espressione incredula e la mano che tocca la ferita. Tutto il fascino di questo dipinto sta proprio nel gesto lento e pieno di stupore della giovane vittima di Attila, nello sguardo angosciato del suo assassino per l’azione appena compiuta, e sui volti commossi dei soldati.

Si tratta di una delle tre tele dipinte a Napoli dal Caravaggio (le altre due sono al Pio Monte della Misericordia e al Museo di Capodimonte) e proviene dalla collezione della Banca Commerciale Italiana, custodita oggi, insieme a quella del Banco di Napoli, in uno dei più affascinanti poli museali della città, Palazzo Zevallos Stigliano, sede napoletana delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo.

Palazzo Zevallos Napoli: da dimora aristocratica a banca a museo

Quella che fino a pochi anni fa era una banca, è oggi uno dei musei più intimi e preziosi di Napoli, un insospettabile scrigno di tesori affacciato sull’affollatissima via Toledo, che porta il nome del viceré don Pedro de Toledo che la tracciò nel 1536. Palazzo Zevallos Stigliano conta un numero di visitatori altissimo e in costante crescita, anche grazie alle numerose attività didattiche, ai concerti e agli eventi che ospita tutto l’anno.

Costruito da Cosimo Fanzago tra il 1637 e il 1639 per i Zevallos, duchi di Ostuni, l’edificio venne poi venduto alla ricca famiglia del collezionista e mercante d’arte fiammingo Giovanni Vandeneynden, la cui figlia sposò Giuliano Colonna, principe di Sonnino, al quale la proprietà passò definitivamente nel 1688 (la famiglia acquisì poi il principato di Stigliano).

Durante la rivolta di Masaniello del 1647, il palazzo fu attaccato e lo stemma dei Zevallos distrutto, anche perché riportava la scritta: “È compito dei Cavalieri cibarli e vincerli”, un’affermazione molto irritante per i popolani.

Nato come pomposa dimora e simbolo del potere spagnolo, a poca distanza da palazzo Reale, dal teatro San Carlo, dal Maschio Angioino e, soprattutto, proprio di fronte ai Quartieri Spagnoli, dov’erano accampate le truppe, il palazzo ha costituito per secoli il fulcro della vita mondana dell’aristocrazia.

Nel cortile di questo edificio si sono esibiti Giovanni Battista Pergolesi, maestro di cappella del principe di Stigliano, e Alessandro Scarlatti, che per le nozze Colonna-Caracciolo compose la sua ultima opera, Erminia, il cui ruolo principale venne interpretato nello stesso luogo dal giovanissimo Farinelli nel 1723.

Anche Maria Carolina quando arrivò a Napoli per le nozze con Ferdinando di Borbone, si recò a Palazzo Zevallos, dove in uno sfarzoso ricevimento si esibì in un minuetto.

A partire dal 1898, la neonata Banca Commerciale Italiana acquistò gli appartamenti in cui era stato diviso Palazzo Zevallos nel corso dell’800 per stabilirvi la propria filiale nel sud Italia. Nel 1920, tutto l’edificio venne nuovamente riunito in un’unica proprietà.

A partire da quella data, l’architetto Luigi Platania riadattò le sale del palazzo alla nuova funzione di banca trasformando il grande cortile interno in un salone coperto da grandi vetrate policrome, creando uno spazio adatto a ricevere i clienti della banca. Ancora oggi sono visibili i grandi banchi di legno delle casse.

Quando la sede venne inaugurata, il banchiere polacco Joseph Toeplitz invitò più di ottocento persone, ma come lui stesso scrisse alla moglie, se ne presentarono più di mille che presero letteralmente d’assalto il buffet.

Il monumentale scalone d’onore, con la volta affrescata da Giuseppe Cammarano (1832) e le pareti decorate da Gennaro Maldarelli, conduce al piano nobile, dove inizia il percorso del museo di Palazzo Zevallos Stigliano.

Museo Palazzo Zevallos opere: cosa vedere

Nella sala subito a destra, sono esposti Il ratto di Elena e l’Immacolata Concezione di Luca Giordano, che qui era praticamente di casa, avendo decorato con una serie di affreschi (poi andati perduti) molte sale dell’edificio.

Secondo il coordinatore di Palazzo Zevallos, Antonio Denunzio, questo è uno di quei luoghi dove contenitore e contenuti rappresentano, per la loro bellezza, un tutt’uno. E infatti, al fascino delle opere esposte corrisponde quello degli ambienti che le accolgono, ricchi di magnifiche decorazioni, stucchi, splendidi affreschi e bellissime porte.

La sala degli Amorini è dedicata al ‘600 e custodisce opere di Louis Finson, Hendrick De Somer e Bernardo Cavallino, oltre ad una delle opere più preziose del museo, Sansone e Dalila di Artemisia Gentileschi, la grande pittrice che si rese protagonista della prima causa “mediatica” per stupro, subìto da parte del pittore Agostino Tassi, collaboratore del padre Orazio Gentileschi.

La seconda sala è dedicata alle nature morte, e vi si trovano due importanti opere settecentesche di Gaspare Traversi, La lettera segreta e Il concerto.

Da qui, si fa un viaggio attraverso il ‘700 e l’800 nella sala delle Vedute, e poi in quella popolata da volti e figure, tra paesaggi e personaggi che raccontano la Napoli di un tempo.

Il percorso inizia con quattro dipinti del pittore olandese Gaspar van Wittel e prosegue con la serie delle piccole tele del suo conterraneo Anton Sminck van Pitloo, che raffigurano animali e ritratti di popolane.

Ci sono poi i dipinti di Giacinto Gigante, Salvatore Fergola, Nicola Palizzi, Gabriele Smargiassi, Domenico Morelli, Edoardo Dalbono e Vincenzo Migliaro che ci regalano le vedute e i paesaggi della Napoli antica, ormai scomparsa.

La sezione successiva è dedicata agli autoritratti e ai ritratti, tra cui spiccano la splendida Fulvia di Migliaro e la seducente Dama col ventaglio di Morelli.

Tra tutte le sale del museo di Palazzo Zevallos, la più emozionante, è probabilmente quella dedicata a Vincenzo Gemito, noto come “’o scultore pazzo” (soffriva realmente di disturbi psichici), dove sono esposte terrecotte, disegni e bronzi dal 1870 al 1920.

Tra le opere più emblematiche, le teste giovanili dello Scugnizzo, del Fiociniere e del Moretto. Emozionanti, e perfino commoventi, gli autoritratti dell’artista, che testimoniano i dolorosi cambiamenti del suo aspetto nel corso degli anni.

Il percorso espositivo culmina nella sala degli Stucchi, dedicata all’opera più famosa di Palazzo Zevallos Stigliano: lo straordinario Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio, che riporta il visitatore all’inizio di questo meraviglioso viaggio nell’arte e sottolinea l’unicità e il valore assoluto di questo splendido museo di Napoli.

Info utili:

Palazzo Zevallos Stigliano si trova in via Toledo 185. Come arrivare: dalla stazione Centrale (piazza Garibaldi) si raggiunge con la linea 1 della metropolitana, fermata Toledo, oppure con il bus R2 fino a piazza Municipio.

Per chi arriva a Napoli in aereo, all’uscita dell’aeroporto di Capodichino, a circa 100 metri, c’è la fermata del bus Alibus che porta a piazza Municipio. Biglietto 5 €.

In auto: per chi arriva a Napoli in auto l’uscita dalle autostrade è Via Marina-Porto; il parcheggio è nell’area portuale Beverello.

In camper: area sosta La Rondine, piazzale dell’Immacolatella.

Palazzo Zevallos Stigliano, sede delle Gallerie d’Italia orari: tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10:00 alle 18:00; sabato e domenica, dalle 10:00 alle 20:00. Biglietto ingresso: 5 €.



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