Raffaello Sanzio a Roma, viaggio fra i suoi capolavori

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Italia ed Europa si apprestano a celebrare l’anniversario di Raffaello Sanzio, l’artista simbolo del Rinascimento, che nei suoi 12 anni trascorsi a Roma diede vita ad una straordinaria serie di capolavori.

Raffaello Sanzio a Roma, storia di un successo

Arrivò a Roma nel 1508, chiamato da Papa Giulio II, e diede un’incredibile accelerazione alla sua produzione artistica: le figure di Raffello Sanzio, fino ad allora molto geometriche, divennero sempre più realistiche e l’impostazione spaziale dei suoi dipinti divenne sempre più complessa e innovativa.

Per 12 anni lavorò convulsamente nella Città eterna, poi, nel 1520, a soli 37 anni, morì improvvisamente. Il biografo Giorgio Vasari insinuò che avvenne a seguito di una notte di eccessi sessuali.

Raffello fu seppellito nel Pantheon, e quella scelta, insieme alle parole del letterato Pietro Bembo scolpite sulla tomba, dimostrano perfettamente il successo e la stima che lo circondavano.

“Qui giace Raffaello, dal quale la natura temette di essere conquistata mentre era vivo e, ora che è morto, teme di morire”.

In attesa delle celebrazioni del 2020 per i 500 anni dalla scomparsa del geniale artista di Urbino, facciamo un viaggio alla scoperta dei suoi capolavori.

Le opere di Raffaello Sanzio a Roma: meraviglie in Vaticano

Incendio di Borgo, 1514-1517, Stanze Vaticane

Le Stanze Vaticane note anche come Stanze di Raffaello, sono quattro sale consecutive affrescate dal grande pittore di Urbino e dagli allievi della sua bottega, che vi lavorarono dal 1508 al 1524. Si trovano all’interno dei Palazzi Apostolici e rappresentano una delle opere pittoriche più belle e importanti dello Stato della Città del Vaticano, visitabile all’interno del percorso dei Musei Vaticani.

Il percorso di visita parte dall’ultima sala. la Stanza di Costantino, progettata dal Sanzio nel 1517, ma dipinta dopo la sua morte da Giulio Romano, Raffaellino del Colle, Giovan Francesco Penni e Perin del Vaga.

Il tema principale degli affreschi sono le storie di Costantino Magno, attraverso le quali viene rappresentato il successo della Chiesa, della sua vittoria sul paganesimo e al suo insediamento nella città di Roma.

Da qui si passa alla Stanza di Eliodoro, dove tra il 1511 e il 1514 furono realizzati quattro incredibili capolavori: la Cacciata di Eliodoro dal Tempio (1511-12), la Messa di Bolsena (1512), l’Incontro di Leone Magno con Attila (1514) e la Liberazione di San Pietro (1513-14), un trionfo della luce nella pittura, visto che l’artista ha magistralmente miscelato la luce divina dell’angelo con quella della luna, dell’alba, delle fiaccole e dei loro riflessi sulle armature.

autoritratto Raffaello, affresco Scuola di Atene, 1509-11 (foto copertina)

Da qui si entra nella Stanza della Segnatura, che il Maestro fu impegnato a decorare dal 1509 al 1511. Proprio qui si trova una delle sue opere più belle, la famosa Scuola di Atene, con Platone, Pitagora, Diogene, Euclide ed Eraclito. Quest’ultimo, raffigurato con le sembianze di Michelangelo, all’epoca impegnato nella decorazione dell’adiacente Cappella Sistina.

Curiosità: all’estrema destra dell’affresco della Scuola di Atene, di fianco all’uomo con tunica e cappello bianco, che per alcuni studiosi sarebbe l’amico e collega Sodoma, che ha lavorato al dipinto della volta e probabilmente a questo stesso affresco, Raffaello ha inserito il suo autoritratto (l’uomo con il cappello nero).

Anche sulla parete di fronte, nell’affresco della Disputa del SS. Sacramento, alcune figure hanno l’aspetto di personaggi storici. Si riconoscono Dante Alighieri, alle spalle del pontefice Sisto IV, e il Beato Angelico, il frate all’estrema sinistra.

Trasfigurazione, 1516-20, Pinacoteca Vaticana

La Stanza dell’incendio di Borgo, affrescata tra il 1514 e il 1517, è l’ultima nella quale Raffello è intervenuto, anche se la maggior parte del lavoro è stato fatto dai suoi collaboratori.

Nella parete in cui è rappresentato l’Incendio di Borgo, attribuita alla mano del Maestro, è evidente l’influenza della pittura di Michelangelo, con elementi stilistici nuovi che anticipano il Manierismo, quella corrente artistica italiana del XVI secolo che si ispira, appunto, alla Maniera, cioè allo stile dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti, in particolare Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti.

La sala successiva è la Loggia di Raffaello, una lunga galleria affacciata sul cortile di San Damasco e affrescata dai collaboratori seguendo i suoi disegni.

Infine, la Pinacoteca Vaticana, dove sono custoditi alcuni capolavori come l’Incoronazione della Vergine, del 1502-04, le tre tavolette della Predella Baglioni, del 1507, la Madonna di Foligno, del 1511-12, e la monumentale Trasfigurazione, del 1516-20, l’ultimo dipinto eseguito dall’artista che, per l’uso innovativo della luce, fu definito dallo storico dell’arte Giorgio Vasari “la più celebrata, la più bella e la più divina” tra le opere di Raffaello Sanzio.

L’artista non riuscì a completare il dipinto, terminato poi nella parte inferiore da Guido Romano, ma quest’opera venne posta sul suo letto di morte e, come scrisse ancora il Vasari, “faceva scoppiare l’anima di dolore a ognuno che quivi guardava”.

Le opere di Raffaello nei musei e nelle ville più belle della capitale 

La Deposizione, 1507, Galleria Borghese

Le opere di Raffaello Sanzio a Roma si ammirano in alcuni dei musei e delle ville più importanti della città. Nella Galleria Borghese, accanto al Ritratto di Uomo, che eseguì tra il 1503 e il 1504, si trovano la Dama col liocorno, del 1505-06, in cui è ancora evidente l’influenza dei ritratti di Leonardo da Vinci, e la straordinaria Deposizione, capolavoro del 1507, datato e firmato dall’artista, che, pur essendo stato realizzato a Firenze, spalancò a Raffello le porte di Roma.

Il dipinto, che riflette nella postura delle figure e nella cura con cui sono descritte le piante, lo stile di Michelangelo, di Leonardo e del Perugino, ha una storia particolare: realizzato per la Chiesa di San Francesco al Prato di Perugia, venne portato segretamente a Roma nel 1608, su richiesta di Paolo V che volle regalarlo al nipote, il cardinale Scipione Borghese.

Il Papa emanò perfino un Breve Pontificio dichiarando l’opera di Raffello “cosa privata” di Scipione, mettendo fine alle proteste dei perugini.

Una delle opere più famose di Raffaello Sanzio a Roma, La Fornarina, del 1518-19, è custodita nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini.

In questo straordinario ritratto, estremamente realistico, una donna del popolo, la sua ultima amante, che si ritirò in convento quattro mesi dopo la morte di Raffaello, è raffigurata con la mano destra appoggiata delicatamente sul cuore, un’allusione alla fedeltà, con il pollice e l’indice posti sul seno nel gesto tipico dell’allattamento, chiaro simbolo di fecondità.

La Fornarina, 1518-19, Palazzo Barberini

Sul braccio sinistro della donna c’è un bracciale con incisa la firma dell’artista, segno di dedizione da parte sua ma anche di possesso da parte di Raffaello, oltre che richiamo ad una carezza piena di affetto e desiderio erotico.

Inizialmente Raffaello aveva anche dipinto un anello sul dito della donna, che poi cancellò in corso d’opera.

Per trovare altre straordinarie opere di Raffaello a Roma, si va a Villa Farnesina, dove si ammirano gli splendidi affreschi della loggia, con le storie di Amore e Psiche, realizzati nel 1518 e Il trionfo di Galatea, con la ninfa raffigurata su un crocchio trainato da delfini.

Altri due affreschi del Maestro si trovano in due bellissime chiese di Roma: Sibille e angeli, del 1514, all’interno di Santa Maria della Pace e Profeta Isaia, 1511-12, nella chiesa di Sant’Agostino.

L’ultima tappa del viaggio tra le opere di Raffaello a Roma porta alla magnifica Galleria Doria Pamphilj, dove si ammira il Doppio ritratto maschile, che l’artista realizzò nel 1516.

Opere di Raffaello a Roma: oltre alle pitture, grandi opere d’architettura    

Come Michelangelo e Leonardo da Vinci, gli atri due geni del Rinascimento italiano, anche Raffaello Sanzio fu un artista poliedrico. Oltre alle straordinarie opere pittoriche, realizzò importanti opere d’architettura, in due splendide chiese di Roma.

Cappella Chigi, Santa Maria del Popolo, Roma, Foto di Livioandronico2013

Nel 1513 il banchiere senese Agostino Chigi, per il quale Raffaello aveva già dipinto il Trionfo di Galatea a Villa Farnesina, gli commissionò la cappella di famiglia nella Chiesa di Santa Maria del Popolo.

Per la Cappella Chigi l’artista progettò un’architettura circolare a pianta centrale sulla quale poggia una cupola emisferica, per i cui mosaici realizzò i cartoni preparativi.

L’opera si ispira chiaramente allo stile del Bramante, che aveva proposto la stessa soluzione, ma in versione più grande, per la Basilica di San Pietro.

Raffaello, però, le dà un’interpretazione molto personale: per coglierne tutta la bellezza, lo spettatore non può limitarsi a guardarla frontalmente, ma deve entrarci per osservarla da ogni prospettiva. E’ sicuramente una meta imperdibile durante la visita della Capitale, un capolavoro artistico e architettonico a cui lavorarono alcuni dei più grandi artisti dell’epoca.

L’altare della cappella è dominato dalla Nascita della Vergine, il monumentale affresco di Sebastiano del Piombo, e tutto intorno si trovano splendide sculture che si alternano alle tombe dei Chigi, a forma piramidale, simbolo di eternità. Furono disegnate da Raffaello, ma modificate da Bernini nei medaglioni marmorei.

I fasci di luce provenienti dalle aperture sulla cupola illuminano questo straordinario scrigno d’arte, spoglio all’esterno, ma denso di sculture e pitture all’interno. Nelle nicchie ai lati dell’altare centrale, infatti, si ammirano Abacuc e l’angelo, capolavoro scultoreo del Bernini (1656-1661), Giona che esce dalla balena, di Lorenzo Lotto, detto Lorenzetto, su disegno di Raffaello, 1520, Daniele e il leone, del Bernini, 1655-57, e la statua di Elia, sempre del Lorenzetto, terminata poi da Raffaello da Montelupo. Le lunette sono decorate con le pitture di Francesco Vanni.

La cupola interna è decorata da cassettoni dorati, con mosaici eseguiti su disegno dello stesso Raffaello. Al centro Dio creatore del firmamento, circondato da immagini allegoriche del Sole e dei sei pianeti allora conosciuti, raffigurati come divinità pagane a mezzo busto, ciascuno guidato da un angelo che rappresenta il suo ordine motore, che ne limita la potenza dirigendone il corso. Tali mosaici vennero eseguiti dal veneziano Luigi de Pace nel 1516.

La decorazione della Cappella Chigi venne completata da Gian Lorenzo Bernini, solo tra il 1652 e il 1656 per il cardinale Fabio Chigi, eletto poco dopo pontefice con il nome di Alessandro VII.

Nella chiesa di Santa Maria del Popolo si ammirano anche due capolavori del Caravaggio, una pala d’altare di Annibale Carracci, un mosaico raffigurante la Morte Alata del Bernini e il bassorilievo in bronzo raffigurante Gesù e la Samaritana, del Lorenzetto

Pur avendo subìto diverse modifiche nel corso dei secoli, alcuni storici attribuiscono a Raffaello anche la Chiesa di Sant’Eligio degli Orefici, portata poi a termine da Baldassarre Peruzzi e Aristotele da San Gallo.

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Indirizzi, orari e biglietti d’ingresso luoghi proposti nell’itinerario

Stanze di Raffaello e Pinacoteca Vaticana, in Viale Vaticano. Orario: 9:00-18:00, ultima domenica del mese 9:00-12:30. Biglietto d’ingresso: 17 € più diritto di prenotazione 4 €. Le logge non sono aperte al pubblico.

Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese 5. Orario: entrata, su prenotazione, dalle 9:00 alle 17:00, giovedì fino alle 21:00, per una visita della durata massima di due ore. Biglietto d’ingresso: 13 € più 2 € prenotazione obbligatoria.

Palazzo Barberini – Galleria Nazionale di Arte Antica, Via delle Quattro Fontane 13. Orario: 8:30-19:00. Biglietto d’ingresso: 12 €, valido, entro 10 giorni, anche per la visita della Galleria Corsini.

Santa Maria della Pace, Arco della Pace 5. Orario: 9:30-18:30.

Chiesa di Sant’Agostino, Piazza Sant’Agostino 80. Orario: 7:30-12:00 e 16:00-19:30. Ingresso libero.

Villa Farnesina, Via della Lungara 230. Orario: 9:00-14:00, chiuso domenica, tranne la seconda domenica del mese. Biglietto d’ingresso: 12 €.

Santa Maria del Popolo, Piazza del Popolo 12. Orario: 10:30-12:30 e 16:00-18:30, sabato 10:30-18:30. Ingresso libero.

Sant’Eligio degli Orefici, Via Sant’Eligio 9. Orario: 10:00-13:00 su prenotazione.

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