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“La prima riflessione di un profano di fronte ai quadri di Botero è di una festosa complicità. Si entra volentieri nelle sue case, si fa volentieri amicizia con i suoi personaggi paffuti; ci si siede, si guarda e si è presi dalla voglia di sorridere”. È ciò che scrive di lui Dacia Maraini. Sono queste le sensazioni che si provano davanti alle opere esposte al Complesso del Vittoriano per la mostra allestita dallo storico dell’arte Rudy Chiappini, dedicata al maestro colombiano Fernando Botero. Una cinquantina di opere, tra nudi, ritratti e nature morte, realizzate tra il 1958 e il 2016. In occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, si è voluto rendere omaggio all’artista, organizzando la più grande retrospettiva a lui dedicata in Italia, esponendo 50 capolavori, molti dei quali presi in prestito da tutto il mondo, attraverso i quali si ripercorrono oltre cinquant’anni di carriera dell’artista colombiano.

Esagerata e ironica, l’arte curvy che mette di buonumore

Uno stile difficile da definire quello di Botero. Figurativo, sicuramente. Più barocco che surreale, ma soprattutto esagerato. Il pittore ha una vera e propria passione per le forme extra large. Il suo stile è ben lontano da quello di Edvard Munch o Alberto Giacometti. Botero è un estimatore di Masaccio, Piero della Francesca e Giotto, tutti maestri che esaltano le forme voluminose e generose. Mentre Fontana preferiva il taglio secco e Braque e Picasso si esprimevano con forme geometriche, Botero sceglie le grandi curve, la bellezza obesa rappresentata con precisione anatomica, attraverso l’esibizione di grandi seni, cosce e ventri femminili. Ma anche uomini, animali e vegetazione, sono dipinti con tratti decisi e colori brillanti che non solo rendono la pittura di Botero immediatamente riconoscibile, ma riportano la mente all’America Latina, dove tutto è più vero del vero, senza sfumature. Una pittura sensuale, che suscita piacere allo sguardo.

Dolce, anche se rappresenta un’abbondanza straripante. Pur restando legato alla cultura della sua terra, Botero dà vita ad un’arte senza confini, su cui non dà giudizi: sui volti dei suoi personaggi, che siano vescovi, matador o gente del circo, non traspare alcuna emozione; non esprimono mai stati d’animo. Le sue opere mostrano una dimensione fantastica e fiabesca, dov’è forte l’eco della nostalgia e di un mondo che non c’è più o è in via di dissoluzione.

Il linguaggio di Botero, è sempre tra l’ironico e il ludico. Anche se le forme sono esaltate al massimo, gli sfondi sono intimisti, da atmosfere latino americane alla García Marquez, l’amico scrittore di cui Botero, nel 1958, illustrò il racconto La siesta del martes. E risultano evidenti anche le influenze della scuola muralista messicana che il pittore conobbe da ragazzo. Temi “boteriani” che si ritrovano nella mostra di Roma fino al 27 agosto 2017.

Chi è Fernando Botero

Nato a Medellín (Colombia) 85 anni fa, oggi vive tra Parigi, Montecarlo, New York e Italia. A soli 19 anni gli dedicano la prima mostra personale a Bogotá. Viaggia soprattutto in Europa; a Padova inizia ad appassionarsi alle figure e ai colori di Giotto, che diventerà il suo maestro di riferimento. Negli anni Ottanta acquista casa a Pietrasanta, in Versilia, dove, all’ombra delle cave di marmo di Michelangelo, realizza le sue sculture più celebri.

Info utili: la mostra Botero, è allestita nel Complesso del Vittoriano, in Via di San Pietro in Carcere, 00186, Roma, Ala Brasini, fino al 27 agosto 2017. Ingresso: 12 euro; ridotto 10 euro. Info e prenotazioni allo + 39 06 87 15 111. Orari: dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30; venerdì e sabato 9.30 – 22.00; domenica 9.30 – 20.30. Aperture straordinarie: venerdì 2 giugno 14.30 – 22.00; giovedì 29 giugno 9.30 – 20.30; martedì 15 agosto 9.30 – 20.30.

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